COMUNICATO STAMPA 12/06/2026

Bando per la locazione dell’immobile di Via Condotti già sede dell’Antico Caffè Greco

Il Caffè Greco a gara con opere e arredi altrui — e senza i marchi e la licenza, che sono di Antico Caffè Greco srl

Il bando dell’Ospedale Israelitico offre l’immobile insieme alle collezioni d’arte e agli arredi, che però appartengono ad Antico Caffè Greco srl. E senza marchi e licenza — anch’essi della società, e non compresi nella gara — chi vincesse non potrebbe nemmeno aprire.


Roma, 12 giugno 2026 —

L’Ospedale Israelitico ha pubblicato un avviso per la locazione dell’immobile di Via Condotti già sede dell’Antico Caffè Greco. Nei documenti di gara l’immobile è descritto “unitamente” alle collezioni d’arte e agli arredi: beni che appartengono ad Antico Caffè Greco srl, e a nessun altro — ma ai partecipanti non lo si dice. Marchi, segni distintivi e licenza di esercizio, senza i quali non si apre, sono anch’essi della società, e nella gara non ci sono.

Non basta. Una condizione di ammissibilità esclude chiunque abbia contenziosi in corso con l’Ospedale Israelitico: clausola di ampia portata, ma che colpisce in pieno proprio Antico Caffè Greco srl, costretta a far causa per difendere i propri beni dalla pretesa dell’Ospedale. Si esclude, cioè, la proprietaria del patrimonio messo a gara — e la si esclude per essersi difesa.

Il paradosso è doppio. Chi vincesse pagherebbe un canone per opere e arredi altrui, e per un immobile da ristrutturare, senza però il nome né la licenza per aprire: un guscio. E il proprietario? Fuori: dovrebbe semmai “riprendersi” beni che non ha mai perso. Eppure affidare il Caffè proprio a quella società sarebbe l’unico modo per garantirne la continuità storica e superare i contenziosi che, irrisolti, rischiano di bloccare a lungo la riapertura. Si mette alla porta l’unico soggetto che potrebbe davvero riaprirlo.

A rimetterci sono i cittadini, che rischiano di non rivedere riaperto il locale storico — o di vederlo snaturato e trasformato in vetrina di lusso — ma anche lo stesso Ospedale e i suoi creditori: un contenzioso irrisolto blocca l’individuazione di un nuovo gestore, e la riapertura resta comunque subordinata al Ministero della Cultura, che ha l’ultima parola sulla compatibilità dell’uso con il vincolo. Quel vincolo che riconosce la continuità dal 1760 al 2025 come parte essenziale del valore culturale del Caffè, in linea con la Convenzione di Faro — e che lo stesso Ospedale ha impugnato davanti al TAR.

«È come affittare la bottega di qualcuno vietando proprio al padrone di partecipare, e per giunta senza poter consegnare le chiavi. Si mette a gara ciò che è di altri e si esclude chi ne è proprietario: il Caffè Greco appartiene alla città, non a un bando scritto per tenerne fuori chi lo ha custodito per oltre due secoli».


Antico Caffè Greco srl.